Rebora, Clemente

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Biografia

Clemente Luigi Antonio Rebora nasce a Milano il 6 gennaio del 1885. Quinto di sette figli, inizia nel 1903 gli studi di Medicina a Pavia, interrompendoli poco dopo per seguire i corsi di Lettere presso l’accademia scientifico-letteraria di Milano, dove si laurea in Lettere nel 1910. Nell’agosto del 1913 viene pubblicata la sua opera d’esordio I Frammenti lirici presso le edizioni de «La Voce», diretta dal giornalista Giuseppe Prezzolini. Attraverso la sua raccolta in versi Rebora mette in evidenza la condizione psicologica del conflitto che agitava l’Italia e ci regala un’immagine nitida di quest’ultima al momento della prima trasformazione moderna. Il testo che apre la raccolta di fatti è riferito “ai primi dieci anni del secolo ventesimo”:

 

L’egual vita diversa urge intorno;

cerco e non trovo e m’avvio

nell’incessante suo moto:

a secondarlo par uso o ventura,

ma dentro fa paura.

Perde, chi scruta,

l’irrevocabil presente;

né i melliflui abbandoni

né l’oblioso incanto

dell’ora il ferreo bàttito concede.

E quando per cingerti io balzo

– sirena del tempo –

un morso appena e una ciocca ho di te:

o non ghermita fuggi, e senza grido

nel pensiero ti uccido
e nell’atto mi annego.

 

Nel primo verso si profila il contrasto tra l’ «eguale» e il «diverso», tra il vecchio e il nuovo che non fanno altro che mettere in risalto «una vita non più posseduta integralmente dal soggetto». (Niva Lorenzini, Corpo e poesia nel Novecento italiano). Ciò che anima la poesia sono proprio i contrasti, le opposizioni che vengono accolti da Rebora con una profonda positività, perché vede in essi «un modo progressivo del reale».

 

Dopo la prima esperienza poetica del 1913, conosce la pianista russa Lidia Natus, con la quale vive a Milano, fino a quando la loro relazione si interrompe, dopo la guerra. Allo scoppio della prima guerra mondiale viene richiamato alla armi e dislocato sul fronte del Carso. Subisce un violento trauma cranico causato da un’esplosione, che gli causa uno stato di shock. Viene subito ricoverato e nel 1919 riformato con la diagnosi di infermità mentale. Questo però non pose fine all’attività poetica di Rebora che nel 1922 pubblica I Canti anonimi nei quali , «si accentua la sua tendenza a scomparire come io per farsi voce, anonima appunto, di una situazione comune, quella della pena nella città moderna sempre più priva di umanità, e dell’ansia amorosa per qualcosa di diverso e più alto»(Elio Gioanola, Poesia italiana del Novecento: testi e commenti)

 

Dall’immagine tesa

vigilo l’istante

con imminenza di attesa –

e non aspetto nessuno:

nell’ombra accesa

spio il campanello

che impercettibile spande

un polline di suono —

e non aspetto nessuno:

fra quattro mura

stupefatte di spazio

più che un deserto

non aspetto nessuno. (…)

 

Nel 1928, durante una conferenza al Lyceum milanese sulle discipline religiose, si avvicina alla fede cattolica; decide di prendere i sacramenti e nel 1930 entra come novizio nel collegio Rosmini. Entrato nell’istituto della Carità pronuncia i voti perpetui nel 1936 e viene ordinato sacerdote; non interrompe però la sua attività poetica e continua a scrivere poesie principalmente a carattere religioso.  Nella poesia Notturno, della raccolta Curriculum vitae del 1955 si percepisce in modo evidente la devozione e l’abbandono al Signore «Dolce Amor», dove l’io di Rebora vive con il Tu di Cristo:

 

La grazia di patir, morire oscuro,
polverizzato nell’amor di Cristo:
far da concime sotto la sua Vigna,
pavimento sul qual si passa, e scorda,
pedaliera premuta onde profonda
sal la voce dell’organo nel tempio –
e risultare infine inutil servo:
questo, Gesù, da me volesti

 

Il poeta muore a Stresa il 1 novembre del 1957, all’età di 73 anni.

 

Lorenzo Lanzi (classe V B, Liceo Classico ‘Plauto’, Roma – 16 gennaio 2020