Sciascia, Leonardo

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Risorse

  • Romanzi:

    • Il giorno della civetta, Torino, Einaudi, 1961
    • Il consiglio d’Egitto, Torino, Einaudi, 1963
    • Morte dell’Inquisitore, Bari, Laterza, 1964
    • A ciascuno il suo, Torino, Einaudi, 1966
    • Il contesto. Una parodia, Torino, Einaudi, 1971
    • Todo modo, Torino, Einaudi, 1974
    • La scomparsa di Majorana, Torino, Einaudi, 1975
    • Candido, ovvero Un sogno fatto in Sicilia, Torino, Einaudi, 1977
    • La strega e il capitano, Milano, Bompiani, 1986
    • 1912 + 1, Milano, Adelphi, 1986
    • Porte aperte, Milano, Adelphi, 1987
    • Il cavaliere e la morte. Sotie, Milano, Adelphi, 1988
    • Una storia semplice, Milano, Adelphi, 1989

    Racconti:

    • Gli zii di Sicilia, Torino, Einaudi, 1958; (raccolta di tre racconti)
    • L’antimonio, in Gli zii di Sicilia (2ª edizione), Torino, Einaudi, 1960.
    • Racconti siciliani, Urbino, Istituto statale d’arte per la decorazione e la illustrazione del libro, 1966.
    • Atti relativi alla morte di Raymond Roussel, Palermo, Esse, 1971.
    • Il mare colore del vino, Torino, Einaudi, 1973; (raccolta di racconti)
    • La sentenza memorabile, Palermo, Sellerio, 1982. [racconto]
    • Cronachette, Palermo, Sellerio, 1985. [raccolta di racconti]

    Raccolte di poesie:

    • Favole della dittatura, Roma, Bardi, 1950.
    • La Sicilia, il suo cuore, Roma, Bardi, 1952.
    • Il fiore della poesia romanesca. Belli, Pascarella, Trilussa, Dell’Arco, Caltanissetta, S. Sciascia, 1952.

    Testi teatrali:

    • L’onorevole. Dramma in tre atti, Torino, Einaudi, 1965.
    • Recitazione della controversia liparitana dedicata ad A.D., Torino, Einaudi, 1969.

    Sceneggiature:

    • La smania addosso, regia di Marcello Andrei,1963
    • Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, regia di Florestano Vancini, 1972
    • La singolare avventura di Francesco Maria, episodio televisivo diretto da Enzo Muzii, 1983

    A Sciascia si devono anche acuti saggi letterari:

    • Pirandello e il pirandellismo. Con lettere inedite di Pirandello a Tilgher, Caltanissetta, S. Sciascia, 1953.
    • Le parrocchie di Regalpetra, Bari, Laterza, 1956.
    • Pirandello e la Sicilia, Caltanissetta-Roma, S. Sciascia, 1961.
    • L’ordine delle somiglianze, 1967.
    • La corda pazza. Scrittori e cose della Sicilia, Torino, Einaudi, 1970.
    • I Pugnalatori, Torino, Einaudi, 1976.
    • L’affaire Moro, Palermo, Sellerio, 1978.
    • Dalle parti degli infedeli, Palermo, Sellerio, 1979.
    • Nero su nero, Torino, Einaudi, 1979.
    • Il teatro della memoria, Torino, Einaudi, 1981.
    • Cruciverba, Torino, Einaudi, 1983.
    • Occhio di capra, Torino, Einaudi, 1984.
    • Per un ritratto dello scrittore da giovane, Palermo, Sellerio, 1985.
    • Ore di Spagna, Marina di Patti, Pungitopo, 1988.
    • Alfabeto pirandelliano, Milano, Adelphi, 1989.
    • Fatti diversi di storia letteraria e civile, Palermo, Sellerio, 1989.
    • A futura memoria (se la memoria ha un futuro), Milano, Bompiani, 1989.
    • La storia della mafia, Milano, Barion, 2013.

    Film tratti dalle opere di Leonardo Sciascia:

    • 1967: A ciascuno il suo di Elio Petri;
    • 1968: Il giorno della civetta di Damiano Damiani;
    • 1969: Un caso di coscienza di Giovanni Grimaldi, tratto dal racconto omonimo contenuto ne Il mare colore del vino;
    • 1971: Gioco di società di Giacomo Colli, film per la TV tratto dal racconto omonimo contenuto ne Il mare colore del vino;
    • 1972: Storia dell’emigrazione di Alessandro Blasetti, film per la TV tratto dal racconto Il lungo viaggio contenuto ne Il mare colore del vino;
    • 1976: Cadaveri eccellenti di Francesco Rosi, tratto dal romanzo Il contesto;
    • Todo modo di Elio Petri;
    • Una vita venduta di Aldo Florio, dalla novella L’antimonio;
    • 1978: Grand Hotel des Palmes di Memé Perlini, liberamente ispirato al libro Atti relativi alla morte di Raymond Roussel;
    • 1982: Candido di Roberto Guicciardini, film per la TV;
    • 1982: Western di cose nostre di Pino Passalacqua, film per la TV tratto dal racconto omonimo contenuto ne Il mare colore del vino;
    • 1989: Gioco di società di Nanni Loy, film per la TV tratto dal racconto omonimo contenuto ne Il mare colore del vino;
    • 1990: Porte aperte di Gianni Amelio;
    • Filologia di Giuseppe Gigliorosso, film per la TV tratto dal racconto omonimo contenuto ne Il mare colore del vino;
    • 1991: Una storia semplice di Emidio Greco;
    • 2000: Ce ne ricorderemo, di questo pianeta. Un sogno di Sciascia in Sicilia di Davide Camarrone e Salvo Cuccia;
    • 2001: Il consiglio d’Egitto di Emidio Greco.
    • Sofia Bardolini, V B (L.C. Virgilio, Roma)
    • Alberto Migliore, V F (L.C. VittorioEmanuele II, Palermo)
    • Alessia Simona e Flavia Cilento, VA (L.S. G. Peano, Roma)
    • Beatrice Ramacci e Paula Stefan, IV E (L.C. Lucrezio Caro, Roma)
    • Federico Pirozzi, IV F (L.C. Augusto, Roma – a.s. 2016-17)
    • Tommaso Serafini, III Sez. Unica (L.C. Sant’Orsola, Roma – a.s. 2016-17)
    • Lorenzo Todini, III i (L.C. Virgilio, Roma – a.s. 2016-17)
    • Andrea Ballantini, IV i (L.C. Virgilio, Roma – a.s. 2016-17)
    • Felicia Cazacu (classe IV B, L. Sc. E. Bérard, Aosta – 10 giugno 2018)
    • Claudia Gasperin (classe IV C, L. Sc. Edouard Bérard, Aosta–a.s. 2017-2018)
    • Alessia Dellea (classe IV C, L.Sc. E. Bérard, Aosta –a.s. 2017-2018, 4 maggio 2018)
    • Anzeloni Diego (classe IV C, Liceo E. Berard, Aosta –a.s. 2017-2018)
    • Clara Leonardi (classe III CBLB Liceo Classico “Giacomo Zanella” Schio, 12 maggio 2019)
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Leonardo Sciascia

Leonardo Sciascia (Racalmuto, 8 gennaio 1921 – Palermo, 20 novembre 1989)

Scrittore, giornalista, poeta, politico e saggista, Leonardo Sciascia nacque l’8 gennaio 1921 a Racalmuto, un piccolo paese nell’entroterra siciliano.
Primo di tre fratelli, Sciascia era figlio dell’impiegato Pasquale Sciascia e della casalinga Genoveffa Martorelli; il fratello Giuseppe nasceva nel 1923, la sorella Anna nel 1926.
Trascorse i primi anni della sua infanzia accanto a suo nonno paterno, che è ricordato dallo scrittore come «un gran lombardo alla Vittorini con gli occhi azzurri, un settentrionale (come io non ero)», e che lavorava sin dall’età di nove anni per giungere a rivestire il ruolo di amministratore. Il nonno materno possedeva invece una piccola fabbrica artigianale di tegole e mattoni.
All’età di sei anni, Leonardo cominciò a frequentare la scuola elementare a Racalmuto, assieme ai figli dei contadini e degli zolfatari. Figlio di un impiegato, andava vestito diversamente dai suoi compagni di classe, indossando, per esempio, le scarpe perfino durante l’estate.
Amava la lingua italiana, ma la sua vera passione era la storia, con una particolare ammirazione per la figura di Napoleone. La scuola fu il primo luogo importante che lo portò a contatto con la scrittura; avrebbe in seguito parlato di una passione quasi idolatrica per gli strumenti funzionali alla scrittura, nonché per magia connaturata al singolo atto dello scrivere: il potere magico di far consistere le cose nella scrittura.
Dopo le elementari, divenne apprendista nella sartoria di Luigi Casuccio e Salvatore Acquista. Ma negli anni dell’adolescenza, più che a ogni altra attività si dedicò alla lettura: già dall’età di otto anni cominciò a mostrare una fame insaziabile di libri, nella misura in cui si presentava la disponibilità di volumi a Racalmuto: un centinaio di testi tra i quali I Miserabili, I Promessi Sposi, Il fu Mattia Pascal (il relativismo conoscitivo di Pirandello influenzò lo scrittore); Il rosso e il nero di Stendhal, il Paradosso sull’attore di Diderot, i romanzi di William Galt, le Memorie di Casanova.
Nel 1935, si trasferì con la famiglia a Caltanissetta, dove si iscrisse all’Istituto magistrale ‘IX Maggio’. Vi insegnava Vitaliano Brancati, che fu la guida di Leonardo nella lettura degli scrittori francesi, mentre l’insegnante Giuseppe Granata, futuro senatore comunista, lo portò a conoscere gli illuministi e la letteratura americana. Come egli stesso affermò nella sua autobiografia, in questo capoluogo trascorse gli anni migliori della sua vita, nei quali fece le prime scoperte, e cominciò ad costruire la propria formazione culturale.
Nel 1941 conseguì il diploma magistrale e nello stesso anno si impiegò al Consorzio Agrario dove rimase fino al 1948 (anno in cui il suicidio di suo fratello Giuseppe lo scosse profondamente); ebbe così modo di conoscere personalmente e per la prima volta la realtà del mondo rurale del suo paese natale.
Nell’ultima fase del periodo fascista simpatizzò politicamente per il Partito Comunista. Dopo la caduta del fascismo non vi aderì più, ma sì schierò di volta in volta con tutti i partiti democratici in cui militavano amici e dirigenti per cui nutriva estrema fiducia.
Pur restando esterno al PCI, fu sempre sensibile alle problematiche e alle contraddizioni sociali.
Nel 1944 sposò Maria Andronico, dalla quale ebbe poi due figlie, Laura e Anna Maria.
Pier Paolo Pasolini notò e recensì le Favole della dittatura di Leonardo Sciascia, pubblicate nel 1950.
Nel 1952 uscì invece la raccolta di poesie La Sicilia, il suo cuore, illustrata con i disegni dello scultore catanese Emilio Greco. Nel 1953 vinse il Premio Pirandello, assegnatogli dalla Regione Siciliana per il saggio Pirandello e il pirandellismo; le riflessioni di Sciascia, nonostante la passione per l’opera pirandelliana, trascendono il suo essere siciliano e contemporaneamente vi si impregnano. Il legame tra la terra e l’opera è per entrambi molto forte e particolare, ed è questa una delle ragioni per cui Sciascia può essere definito un critico maturo dell’opera pirandelliana.

Intanto lo scrittore intratteneva un rapporto sempre più frequente e vicino con Caltanissetta e soprattutto con Salvatore Sciascia, editore e titolare dell’omonima libreria.
Benché piccola e isolata, Caltanissetta era in quel periodo un vero centro culturale, che annoverava tra i suoi abitanti uomini dotati di straordinaria intelligenza e cultura.
Leonardo Sciascia fu chiamato a dirigere la rivista «Galleria», di cui fu editore fino al 1959; il saggista e scrittore vi integrò la presenza di testi letterari di profilo nazionale e internazionale.
Nel 1956 pubblicò Le parrocchie di Regalpetra, una sintesi autobiografica in cui fece emergere la sua esperienza come maestro nelle scuole elementari del suo paese.
Nel 1957 morì il padre e per l’anno scolastico 1957-58 lavorò al Ministero della Pubblica Istruzione a Roma. In questo periodo vennero pubblicati, nei “Gettoni”, i tre racconti che hanno il titolo Gli zii di Sicilia: La zia d’America, La morte di Stalin, Il quarantotto. Nel 1960, a questa raccolta si aggiunse un quarto racconto, L’antimonio, al quale Pasolini avrebbe riservato un articolo sulla rivista «Officina». Questo racconto dimostrò il fatto che la Spagna, in tutte le sue numerose manifestazioni storiche, geografiche e culturali, era divenuta centro dell’interesse critico-letterario dello scrittore.
Sciascia rimase a Roma un anno per poi stabilirsi con la sua famiglia a Caltanissetta, trovando un impiego in un ufficio del Patronato Scolastico.
Nel 1961 uscì Il giorno della civetta, che rese popolare nel grande pubblico il nome dello scrittore di Racalmuto, e con il quale egli inaugurò un nuovo ciclo del giallo italiano contemporaneo. Oggi il romanzo ha ormai superato il milione di copie, è stato adattato per il teatro ed è diventato un film nel 1968, diretto da Damiano Damiani.
Nel 1963 fu pubblicato il romanzo storico Il Consiglio d’Egitto, in cui Sciascia fece la cronaca del massacro avvenuto a Caltagirone alla fine del ‘700.
Nel 1964 pubblicò invece il breve saggio o racconto Morte dell’Inquisitore, ambientato nel ‘600, che si ispira alla figura dell’eretico siciliano fra’ Diego La Matina, vittima del tribunale dell’Inquisizione siciliana, che uccise Juan Lopez De Cisneros, inquisitore nel Regno di Sicilia.
Il saggio Feste religiose in Sicilia risale invece al 1965, anno in cui esce anche la sua commedia L’onorevole, un’impietosa denuncia contro la complicità tra governo e mafia.
Il ritorno al romanzo si verifica nel 1966, con A ciascuno il suo, di cui Calvino disse «che non è un un giallo, letto con la passione con cui si leggono i gialli, e in più il divertimento di vedere come il giallo viene smontato, anzi come viene dimostrata l’impossibilità del romanzo giallo nell’ambiente siciliano». Quest’opera fu accolta positivamente dagli ambienti comunisti, come romanzo di grande passione e impegno civile. Il regista Elio Petri ne fece un omonimo film nel 1967.
Per seguire le figlie negli studi e per dedicarsi completamente alla scrittura, nel 1967 si trasferì a Palermo. Nello stesso anno l’editore Mursia pubblicò un’Antologia di narratori di Sicilia che Sciascia curò con Salvatore Guglielmino. Nel 1969 iniziò a collaborare al «Corriere della Sera».
Nel 1970 venne pubblicato La corda pazza e alla fine del 1971 Il contesto.
Nel 1973 uscì invece L’introduzione alla Colonna Infame, nel 1976 I pugnalatori e nel 1978 L’affaire Moro, entrambi appartenenti al genere racconto-inchiesta.

Nel 1974 uscì Todo Modo, che Elio Petri avrebbe fatto diventare un film due anni dopo. Il libro venne stroncato dalle gerarchie ecclesiastiche e «Civiltà cattolica» sferzò un feroce attacco a Sciascia, condannando il testo e l’inammissibile intrusione da parte dello scrittore nei problemi e nei misteri soprannaturali sulla fede e sullo spirito. In un’intervista a «L’Espresso», lo scrittore aveva già parlato di quest’opera, affermando che si sarebbe trattato di un «Contesto» di tipo cattolico in cui i protagonisti erano «non solo i democristiani ma pure i cattolici che fanno la politica». Secondo Sciascia a Todo Modo sarebbe seguito solo un lungo silenzio, e non le reazioni del mondo comunista al «Contesto», perché «i cattolici sanno che solo il silenzio può uccidere un libro».
Dal 1973, Leonardo Sciascia iniziò ad instaurare dialoghi costruttivi con i dirigenti comunisti; questi rapporti portarono alla sua candidatura nel giugno 1975 nella lista comunista per il consiglio comunale di Palermo, in cui fu eletto come indipendente. Si dimise nel 1977, adducendo come motivazione l’oziosità e l’inoperosità del consiglio comunale e dell’amministrazione.
Intanto a Roma il PCI assumeva la posizione di non-sfiducia nei confronti del governo Andreotti; Sciascia criticava la scelta dei comunisti. Dopo il sequestro di Mario Sossi da parte delle Brigate Rosse, lo scrittore fu uno dei primi a sostenere che il gruppo terroristico fosse composto da rivoluzionari di sinistra. Gli venne anche attribuito lo slogan “Né con lo Stato né con le Brigate Rosse”.
Nel 1979 lo scrittore pubblicava Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia, con chiaro riferimento al Candide di Voltaire.
Aldo Moro veniva sequestrato dopo la strage di via Fani il 16 marzo 1978. Sciascia non prese  posizioni determinate, ma nell’agosto di quell’anno era pronto L’affaire Moro, che uscì contemporaneamente in Italia e in Francia, provocando numerose polemiche e reazioni politiche. Sempre in Italia e in Francia venne pubblicato anche La Sicilia come metafora, libro-intervista di Marcelle Padovani, giornalista di «Le Nouvel Observateur».
Nel 1979 Sciascia si presentò con il Partito Radicale alle elezioni politiche nazionali ed europee, superando in entrambe il turno elettorale e facendo la scelta di essere deputato al Parlamento italiano. Fino al 1983 si dedicò quasi esclusivamente ai lavori della Commissione d’Inchiesta sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro.
Nel 1981 uscì Il Teatro della memoria, una sorta di commento divertito ai lavori di questa Commissione. Negli anni successivi si impegna in «esercizi letterari e storiografici per generare dissonanze o strane armonie nel concerto italiano».
In seguito alla pubblicazione di un articolo, il 10 gennaio 1987, in cui commentava una ricerca di Christopher Duggan su La mafia durante il fascismo e dichiarava che l’antimafia poteva diventare uno strumento di potere «anche in un sistema democratico, retorica aiutando e spirito critico mancando», emersero forti polemiche dal mondo politico e quello giudiziario.
Negli ultimi anni di vita, però, l’attenzione di Leonardo si concentrò maggiormente sul valore della memoria e su una approfondita riflessione riguardante l’inarrestabile scorrere del tempo e delle generazioni.
Sellerio osservò che Sciascia sembrava essere un vero e proprio organizzatore culturale dalla fine degli anni ’70 fino alla metà degli ’80, e per la casa editrice palermitana curò i quattro volumi Delle cose di Sicilia (1982-1986), raccolta di testi storici e letterari sulla Sicilia che, secondo lo scrittore, avrebbero contribuito a fornire un’immagine diversa della regione, meno convenzionale, più vivida e profonda.
Nel 1986 curò l’Almanacco Bompiani su Pirandello con la ristampa dell’Almanacco del 1936 e pubblicò Alfabeto pirandelliano, in cui approfondiva e riassumeva le sue riflessioni sul drammaturgo di Agrigento.
Ultimo suo lavoro fu Una storia semplice, un giallo breve ma molto intenso, che uscì pochi mesi prima della morte, verificatasi nella sua casa di Palermo il 20 novembre 1989 dopo l’aggravarsi di una rara forma di mieloma del sangue, da cui era affetto da qualche anno.
L’intero paese, uomini di cultura, scrittori e rappresentanti delle istituzioni politiche presero parte ai funerali, celebrati nella chiesa di Santa Maria del Monte di Racalmuto.

A Leonardo Sciascia sono stati intitolati il “Parco Letterario Leonardo Sciascia”, tra Racalmuto,  Enna e Caltanissetta; l’Istituto Tecnico Commerciale  e per il Turismo di Erice – Valderice a Trapani; il Museo della Mafia  a Salemi (Trapani).
 
Sofia Bardolini, V B (L.C. Virgilio Roma)