Pozzi, Antonia

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Risorse

  • Filmografia: Poesia che mi guardi, per la regia di Marina Spada (2009); Il cielo in me. Vita irrimediabile di una poetessa. Antonia Pozzi (1912-1938), per la regia di Sabrina Bonaiti e Marco Ongania.

    Bibliografia aggiornata cfr. www.antoniapozzi.it.

    Antonia Pozzi, Nelle immagini l’anima: antologia fotografica, a cura di Ludovica Pellegatta e Onorina Dino, Ancora, Milano, 2007;

    Antonia Pozzi, Guardami: sono nuda, a cura di Ernestina Pellegrini, Firenze, Edizioni Clichy, 2014. 

    Di Antonia Pozzi rimane un archivio fotografico curato da Onorina Dino e visibile, in una minima parte, sul sito dedicato alla poetessa www.antoniapozzi.it

    • Beatrice Aurello, Ludovica Postiglione, Piera Rossi, Giulia Russo (classe V, L. C. Sant’Orsola, Roma)

Biografia

Antonia Pozzi nasce il 13 febbraio del 1912 a Milano, dall’avvocato Roberto Pozzi e dalla contessa Lina Cavagna Sangiuliani. La sua “geografia lirica” si concentra tra Milano, quartiere di corso Magenta, e Pasturo in Valsassina (Lecco), dove i suoi avevano comprato una grande villa settecentesca. Antonia cresce in un ambiente colto e raffinato: il padre era un avvocato molto noto a Milano; la madre, educata nel collegio Bianconi di Monza, conosce bene le lingue. Nel 1922 frequenta il liceo-ginnasio Manzoni; gli anni del Liceo segnano per sempre la sua vita: stringe intense e profonde amicizie, comincia a dedicarsi con assiduità alla poesia, ma soprattutto, fa l’esperienza, esaltante e allo stesso tempo dolorosa, dell’amore. È il 1927 quando Antonia, che frequenta il primo liceo, è affascinata dal professore di latino e greco Antonio Maria Cervi, dalla sua cultura eccezionale e dalla passione con cui insegna. Inoltre, il professore ha negli occhi qualcosa che esprime un dolore profondo e Antonia ha un animo troppo sensibile per non coglierlo: il fascino diventa ben presto amore e sarà intenso quanto tragico, perché ostacolato con tutti i mezzi dal padre.

Nel 1930, l’autrice milanese si iscrive all’Università, presso la facoltà di Lettere e Filosofia; vi trova maestri illustri e nuove amicizie di cui restano i carteggi (con Remo Cantoni, Enzo Paci, Maria Corti, Vittorio Sereni, Mario Monicelli, Daria Menicanti e, più tardi, Dino Formaggio). Frequenta il corso di estetica, tenuto da Antonio Banfi e si laurea con il grande professore il 19 novembre del 1935, discutendo una tesi sulla formazione letteraria di Flaubert. Fra il 1935 e il 1937, per volere del padre che intendeva così allontanarla definitivamente da Cervi (con cui Antonia aveva rotto dal 1933), è in Austria e in Germania dove approfondisce la conoscenza della letteratura tedesca grazie alle lezioni di Vincenzo Errante. Intanto è divenuta “maestra” in fotografia, arte a cui Antonia si dedica spinta dal desiderio di comprendere l’essenza di tutto ciò che la circonda, perché le cose, le persone, la natura hanno un loro sentimento nascosto che l’obbiettivo può e deve cercare di cogliere. In realtà la Pozzi è una giovane donna instabile, vive dentro di sé un incessante dramma esistenziale che nessuna delle attività che intraprende, come l’alpinismo e la musica, riesce a placare.

Verso la fine del 1938, Antonia attraversa una forte crisi emotiva scatenata, fra l’altro, dalla promulgazione delle leggi razziali, che spingono alcuni dei suoi amici più cari, fra cui i fratelli Treves, a espatriare. Antonia in quel periodo insegna materie letterarie presso l’Istituto Schiapparelli di Milano e sembra essere contenta di essersi emancipata economicamente dalla sua famiglia, ma la crisi le nasce nel profondo e non le dà scampo. La mattina del 2 dicembre 1938, a scuola, accusa un malore. Si allontana dai suoi ragazzi e si dirige a Chiaravalle, nella periferia milanese. Qui, nel prato antistante l’abbazia, Antonia Pozzi si toglie la vita. «Desidero di essere sepolta a Pasturo, sotto un masso della Grigna, fra cespi di rododendro. Mi ritroverete in tutti i fossi che ho sempre amato. E non piangete perché io sono in pace».

 

Beatrice Aurello, Ludovica Postiglione, Piera Rossi, Giulia Russo (classe V, L. C. Sant’Orsola, Roma)