Paolo Di Paolo

Condividi...

Risorse

Biografia

paolodipaolo_seclier

Paolo di Paolo (Larino, 1925)
Nato in Molise, Paolo di Paolo si trasferisce a Roma nel 1939 e studia filosofia all’Università “La Sapienza”, compagno di studi e fraterno amico di Lucio Colletti.
Tra la metà degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta frequenta gli ambienti artistici della capitale, intrecciando rapporti di amicizia e di scambio culturale con Mario Mafai, Giulio Turcato, Antonio Corpora, Pietro Consagra e Carla Accardi. Negli stessi anni concentra sulla fotografia i propri interessi per le arti figurative, svolgendo contemporaneamente esperienze professionali nell’editoria e nel giornalismo.

L’esordio in fotografia avviene da dilettante,

«nel senso di fotografare per diletto», come lo stesso Di Paolo ha più volte precisato. Nel 1954 inizia a collaborare con «Il Mondo», il prestigioso settimanale culturale, fondato e diretto da Mario Pannunzio, sensibile e severo selezionatore di fotografi e di immagini di qualità. «Il Mondo» ha esercitato un altissimo magistero di giornalismo, attento alle «questioni sul tappeto», più di opinione che di fatti, mosso dalla finalità etica di essere «il tormento degli ignoranti, dei disonesti, degli improvvisatori, e di tutti gli estremisti». In particolare Mario Pannunzio ha fondato con «Il Mondo» un vero e proprio laboratorio italiano di fotogiornalismo, utilizzando l’immagine fotografica per raccontare gli aspetti della vita politica e del costume, gli atteggiamenti. Ogni fotografia, come lui stesso ha scritto «aveva lo scopo di cogliere in movimento un istante della vita reale, vista con occhio penetrante e spregiudicato». In questo laboratorio si sono formati e affermati fotografi come Ferdinando Scianna, Fulvio Roiter, Gianni Berengo Gardin, Romano Cagnoni, Federico Patellani, Piergiorgio Branzi.

Tra il 1954 e il 1956, Di Paolo estende la sua collaborazione ad altre riviste, come la «Settimana Incom Illustrata», e il settimanale «Tempo», realizzando numerose inchieste e servizi. È anche inviato speciale all’estero; nel 1959 in Russia, nel 1960 in Iran, alla corte di Teheran per la nascita dell’erede al trono, nel ’61 in Giappone, per un reportage sul boom economico, mentre nel 1964 si trova negli Stati Uniti. L’approccio con la professione, sempre discreto e garbato, complice la piccola e fedele Leica III C, gli permette di conquistarsi la fiducia dell’alta società italiana e del jet set internazionale. Viene così incaricato di documentare il viaggio di nozze in Italia di Ranieri di Monaco e Grace Kelly, come pure l’idillio romano di Yves Montand e Simone Signoret. Invece a Modena Enzo Ferrari si lascia fotografare in fabbrica tra i suoi operai e i suoi motori. Tra le sue inchieste sociologiche sul Paese Italia, resta memorabile quella intitolata La lunga strada di sabbia, sulle abitudini degli italiani in vacanza, firmata nel 1959 con Pier Paolo Pasolini.

Nel 1966, in seguito alla chiusura del settimanale «Il Mondo», decide di smettere la professione di fotografo free–lance. L’8 marzo invia al direttore Pannunzio un telegramma in cui scrive: «Per me e per altri amici muore oggi l’ambizione di essere fotografi».

Francesco Maria Orsolini