Lussu, Emilio

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Biografia

Emilio Lussu (1890-1975), è stato tra i fondatori del Partito Sardo d’Azione, militante antifascista, esule e attivista politico, deputato sia prima dell’avvento del fascismo sia dopo la Liberazione. È autore di Un anno sull’altipiano, libro che è tra le più alte espressioni della letteratura sulla Grande Guerra.

 

Emilio Lussu nasce il 4 dicembre 1890 ad Armungia (provincia di Cagliari), in una famiglia agiata, figlio di un proprietario di terre e bestiame. Cresce in una comunità che definisce «gli ultimi avanzi di una comunità patriarcale, senza classi e senza stato», e questo clima egualitario e democratico gli farà maturare convinzioni autonomistiche che sosterrà fino alla fine. Frequenta il ginnasio a Lanusei e prosegue gli studi a Roma, presso il Liceo “Mamiani” diplomandosi nel 1910. In seguito svolge il servizio militare come ufficiale di fanteria fra Torino e Cagliari e si laurea nel 1915 in giurisprudenza nel capoluogo sardo.

 

Alla vigilia dell’entrata nella Grande Guerra dell’Italia Lussu si schiera fra gli interventisti democratici contro la Germania e l’Austria-Ungheria. Sebbene sia pur vero che anche prima della Grande Guerra erano la moderazione e il raziocinio alcuni fra i decisivi attributi dell’autore, si può distinguere un Lussu-prima e un Lussu-dopo il conflitto. Quella dell’autore si configura come una posizione ideologica molto complessa, che viene maturandosi allo scontro tra idealità e realtà. 

La singolarità della personalità e del pensiero di Lussu è anche causa della sua insofferenza verso vincoli e condizionamenti d’apparato e, in seguito, lo portano più volte a entrare in conflitto con figure a lui politicamente affini.

Tra le sue esperienze di vita, infatti, la Prima Guerra Mondiale è quella che più lo segna: si fa strada il lui la consapevolezza dello iato irrisolto fra l’irrazionalità e lo spreco della guerra, che a più riprese definisce macello, e la necessità di reagire di fronte agli inammissibili soprusi a cui la guerra conduce. Afferma in un’intervista: “Ho ancora una copia del mio taccuino di aiutante maggiore, in cui è l’ordine di attaccare i reticolati intatti. A questa scelleratezza, generalizzata nell’esercito, causa della morte di migliaia di soldati sardi, è legata la mia primissima rivolta morale alla guerra e alla classe dirigente che la provoca”.

Sono proprio la sua attenta analisi e costante revisione dei fatti che lo portano ad essere una delle figure politiche e intellettuali di maggior spicco della prima metà del Novecento.

 

Arruolato nella “Brigata Sassari”, costituita unicamente da sardi, Lussu è dapprima inviato sul fronte del Carso, poi tra il giugno 1916 e il luglio 1917 sull’altopiano di Asiago. Le memorie di quel periodo saranno raccolte molti anni dopo nel suo Un anno sull’altipiano. All’inizio dell’ultimo anno di guerra è gravemente ferito, tuttavia in maggio torna a combattere difendendo la linea del Piave.

La tragica esperienza della guerra per Lussu è determinante: quello che lui stesso definisce macello di uomini lo motiva a impegnarsi per reagire alle ingiustizie della società contemporanea e gli fa maturare una coscienza politica. Nel 1986, in un’intervista a Giovanni Bosio, Emilio Lussu confida questo: “Il prestigio mio in Sardegna è questo, non tanto il coraggio, è la responsabilità, la rappresentanza del popolo sardo che ho avuto in guerra”. In Un anno sull’Altipiano (1937), la pià celebre opera dell’autore, raccoglie proprio le memorie del periodo che va dal giugno 1916 al luglio 1917 sull’altopiano di Asiago.

 

Gli anni venti lo vedono presiedere alla fondazione del Partito Sardo d’Azione, che nasce all’interno degli ex-combattenti della Brigata Sassari, con l’intento di giungere a una autonomia regionale considerata essenziale per sottrarre l’isola alla sua arretratezza sociale ed economica.

Viene eletto deputato nel 1921 nelle liste del partito e negli anni seguenti cerca di contrastare l’avanzata del movimento fascista. Nel 1924, in seguito all’assassinio di Giacomo Matteotti, partecipa alla secessione dell’Aventino e viene dichiarato decaduto assieme agli altri parlamentari dell’opposizione il 9 novembre 1926. Il 1° novembre 1926 uccide un giovanissimo squadrista che attenta alla sua vita, forse il più sconvolgente atto di violenza e opposizione al fascismo a cui Lussu è costretto in tutta la sua vita. In seguito è confinato dal Tribunale Speciale a Lipari, da cui fugge insieme a Carlo Rosselli e Francesco Fausto Nitti. Rifugiatosi a Parigi, è fra i fondatori del movimento antifascista Giustizia e Libertà. Nel 1931 scrive Marcia su Roma e dintorni, nel 1936 Teoria dell’insurrezione; l’anno successivo scrive Un anno sull’altipiano a Davos, in Svizzera. Il libro viene pubblicato a Parigi nel 1938, e verrà diffuso in Italia solo dopo la caduta del fascismo. Nel 1936 partecipa alla Guerra civile spagnola come dirigente degli aiuti italiani sul fronte antifranchista, senza combattere sul campo per via delle precarie condizioni di salute. Continua il periodo di latitanza che si concretizza in continui spostamenti lungo l’Europa. Durante la Seconda Guerra Mondiale rientra in Italia per partecipare e organizzare la Resistenza.

 

Nel 1943, dopo la caduta del fascismo, rientra in Italia e partecipa alla resistenza, coordinando gruppi armati, svolgendo attività di riorganizzazione politica, pubblicando scritti clandestini.

Dopo la Liberazione viene nominato ministro del governo Parri e poi del governo De Gasperi, e partecipa all’Assemblea Costituente. Aderisce nel 1947 al Partito Socialista Italiano e viene eletto senatore più volte. Nel 1963 abbandona il Partito Socialista e aderisce al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) nelle cui liste viene eletto ancora al Senato fino al 1968, anno in cui termina la sua attività politica e si ritira a vita privata. Muore il 5 marzo 1975 a Roma.

In onore di Lussu e della moglie Joyce Salvadori, scrittrice, intellettuale e partigiana decorata al valore militare, il comune di Armungia ha istituito il Museo Storico “Emilio e Joyce Lussu”.

 

Iris Smiderle e Sofia Costanza Perilli, classe V CA, Liceo “G. Zanella”, Schio