Eco, Umberto

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Risorse

  • Principali opere saggistiche:

    • Il problema estetico in San Tommaso, Torino, Edizioni di Filosofia, 1956
    • Sviluppo dell’estetica medievale, in Momenti e problemi di storia dell’estetica, I, Dall’antichità classica al Barocco, Milano, Marzorati, 1959
    • Diario minimo, Milano, A. Mondadori, 1963
    • Apocalittici e integrati, Milano, Bompiani, 1964
    • Come si fa una tesi di laurea, Milano, Bompiani, 1977
    • Lector in fabula, Milano, Bompiani, 1979
    • La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea, Bari, Laterza, 1993
    • Sulla letteratura,Milano, Bompiani, 2002
    • Dire quasi la stessa cosa, Milano, Bompiani, 2003
    • A passo di Gambero, Milano, Bompiani, 2006
    • Storia della bruttezza, Milano, Bompiani, 2007
    • Storia delle terre e dei luoghi leggendari, Milano, Bompiani, 2013

    Narrativa

    • Il nome della rosa, Milano, Bompiani, 1980
    • Il pendolo di Focault, Milano, Bompiani, 1988
    • L’isola del giorno prima, Milano, Bompiani, 1994
    • Baudolino, Milano, Bompiani, 2000
    • La misteriosa fiamma della regina Loana, Milano, Bompiani, 2004
    • Il cimitero di Praga, Milano, Bompiani, 2010
    • Numero zero, Milano, Bompiani, 2015
    • Il pendolo di Foucault-M.Benati, a c. di, Matteo Benati, V I (L.C. Virgilio, Roma) 
    • Fenomenologia di Mike Bongiorno, a c.di, Beluri, Mariotti, Monno, V E (L. C. Francesco Stelluti, Fabriano) 
    • Il nome della rosa, a c. di, Diletta Ceschini e Maria Orati, III I (L.C.
      Virgilio, Roma) 
    • Erboristeria in U. Eco, a c. di Impieri Lisa, Loche Francesco, Ranghino Marco, Rao Elisa, Totaro Mattia
    • Eco. Il nome della rosa, a c. di Clémence Charrey, IlariaNicosia, Massimiliano Zenato,Riccardo Amato (classe III B, L. Sc. E.Bérard, Aosta)
    • I misteri della biblioteca, a c di Alberto Micele, Alessia Dellea, Joel Yeuillaz (classe III C, L. Sc. Edouard Bérard, Aosta, a.s. 2017-2018)
    • I sottogeneri del giallo, a c. di Edoardo Cecere, Davide Fazari, Gilles Martinet, Vasco Vuillermoz (Classe III C, L. Sc. Edouard Berard, Aosta. A. s. 2017-2018)
    • Il confine tra eretico e santo, a c. di Diego Anzeloni, Federico Bianchi (classe III C, L. Sc. E. Berard, Aosta, a.s. 2017-2018)
    • La cutura del proibito, a c. di Alice De Francesco e Charlotte Siani Sahane (classe III C. L. Sc.E. Bérard, Aosta, a.s. 2017/2018)
    • La pedagogia della paura, a c. di Martina Massino, Stefano Teppex (classe III C L. Sc. E. Bérard, Aosta. A.s. 2017-2018)
    • Religione, uomo, scienza, a c. di Nicolò Formento, Matteo Olivotto (classe III C, L. Sc. Edouard Bérard, Aosta, a-s- 2017-18)
    • De bestiis ac lapillis, a c. di Gaia Aglietta, Felicia Cazacu, Lorenzo Laganà, Arnaud Ronc, Cécile Sowes (classe III B, L. S. e Ling. Édouard Bérard, Aosta, a.s. 2017-2018) 
    • Postille alla nuova edizione del 2012 de Il nome della rosa
    • Intervista a Gianni Coscia: «quando suono col mio amico Umberto Eco» in http://genova.mentelocale.it/60735-genova-camogli-gianni-coscia-quando-suono-col-mio-amico-umberto-eco/
    • Voce Umberto Eco in Enciclopedia Treccani
    • Pagina di Wikipedia su Umberto Eco e annessa intervista allo stesso sul portale: https://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Eco; https://it.wikinews.org/wiki/Intervista_a_Umberto_Eco
    • Intervista su La Domenica di repubblica del 9 Luglio 2006
    • Corriere della sera del 29 settembre 1992 “ Plagio? Assolto Eco
    • Matteo Benati, Vi (L.C. Virgilio, Roma)
    • Besa Beluri, Martina Mariotti, Martina Monno, VE (Stelluti, Frabriano)
    • Impieri Lisa, Loche Francesco, Ranghino Marco, Rao Elisa, Totaro Mattia, classe IIIB (L.S. Edouard Bérard, Aosta), a.s. 2017-18
    • Clémence Charrey, IlariaNicosia, Massimiliano Zenato,Riccardo Amato (classe III B, L. Sc. E.Bérard, Aosta)
    • Alberto Micele, Alessia Dellea, Joel Yeuillaz (classe III C, L. Sc. Edouard Bérard, Aosta, a.s. 2017-2018)
    • Edoardo Cecere, Davide Fazari, Gilles Martinet, Vasco Vuillermoz (Classe III C, L. Sc. Edouard Berard, Aosta. A. s. 2017-2018)
    • Diego Anzeloni, Federico Bianchi (classe III C, L. Sc. E. Berard, Aosta, a.s. 2017-2018)
    • Alice De Francesco e Charlotte Siani Sahane (classe III C. L. Sc.E. Bérard, Aosta, a.s. 2017/2018
    • Martina Massino, Stefano Teppex (classe III C L. Sc. E. Bérard, Aosta. A.s. 2017-2018)
    • Nicolò Formento, Matteo Olivotto (classe III C, L. Sc. Edouard Bérard, Aosta, a-s- 2017-18)
    • Gaia Aglietta, Felicia Cazacu, Lorenzo Laganà, Arnaud Ronc, Cécile Sowes (classe III B, L. S. e Ling. Édouard Bérard, Aosta, a.s. 2017-2018)

Biografia

Umberto Eco
Umberto Eco

Umberto Eco (Alessandria, 1932 – Milano, 2016)

Nato ad Alessandria il 5 Gennaio 1932 da una famiglia piccolo borghese (il padre era un negoziante di ferramenta), manifesta il suo interesse per la scrittura fin dall’inizio del liceo, dove comincia a scrivere testi per spettacoli di rivista nei quali suonava il violoncello assieme al noto fisarmonicista Gianni Coscia, suo compagno di classe di allora al liceo classico “Giovanni Piana”.

È membro attivo dell’Azione Cattolica fino al 1954, anno della sua laurea in filosofia all’Università di Torino (facoltà non particolarmente caldeggiata dalla madre , la quale temeva che «sarebbe morto di fame»). Smette di essere credente in seguito alla stesura della sua tesi su San Tommaso d’Aquino intitolata Il problema estetico di San Tommaso; anni dopo Eco dichiarerà: «si può dire che lui [Tommaso d’Aquino] mi abbia miracolosamente curato dalla fede». Nello stesso anno vince un concorso per funzionari della RAI che gli permette di avere la sicurezza economica necessaria per dedicarsi al campo di interesse che più lo attirava all’epoca: la filosofia e la cultura medievali.

Alla fine degli anni ’50 lascia il suo impiego (che gli aveva, per altro, permesso di conoscere molti dei futuri membri del Gruppo 63, un movimento d’avanguardia letteraria al quale Eco afferisce fin dalla sua fondazione nel 1963). Parallelamente alla collaborazione con diverse riviste letterarie, tra le quale spicca «Il Verri», inizia il suo sodalizio quasi ventennale con la casa editrice Bompiani della quale diventa condirettore nel 1959. Nel 1961, anno della stesura del suo primo articolo sullo studio semiotico della cultura di massa, intitolato Fenomenologia di Mike Bongiorno, comincia la sua carriera universitaria, che lo porta a tenere corsi in molte università italiane, quali Torino, Firenze, Milano e infine Bologna, dove ottiene la cattedra di professore ordinario di Semiotica nel 1975. Durante gli anni ’60 pubblica due importanti saggi dai toni ironici e disincantati sulla cultura di massa : Diario minimo (1963) e Apocalittici integrati (1964). Svolge inoltre nel 1967 un importante seminario a New York intitolato Per una guerriglia semiologica. Questo impegno politico riguardo la fruizione dell’informazione è sintetizzato in una significativa metafora della “guerriglia semiologica” dove sostiene che non è tanto importante cambiare il contenuto dei messaggi alla fonte ma cercare di animare la loro analisi là dove essi arrivano (rifacendosi alla formula: non serve occupare la televisione, bisogna occupare una sedia davanti a ogni televisore). In questo senso la guerriglia semiologica è una forma di critica sociale attraverso lo spostamento della focalizzazione sulla ricezione dell’informazione e non sulla trasmissione di essa. L’attenzione al rapporto fra forme di informazione e ricezione di quest’ultima, tra il mondo della scrittura e quello reale, saranno infatti delle costanti di tutta la sua carriera. Esempi di ciò sono libri come Lector in Fabula (1979) e Dire quasi la stessa cosa (2003). L’esordio letterario avviene molto avanti: il suo primo romanzo, Il nome della rosa, è infatti del 1980. La genesi del libro è da attribuirsi ad una battuta fatta ad Eco stesso ad un suo amico editore che gli disse di aver il desiderio di curare la pubblicazione di una serie di romanzi gialli; gli rispose che, se mai avesse scritto un giallo, sarebbe stato un romanzo di 500 pagine con protagonisti dei monaci medievali. L’idea evidentemente non lasciò facilmente la mente di Eco, il quale descrive così la gestazione del romanzo: «Ricordo di aver passato un anno intero senza scrivere un rigo. Leggevo, facevo disegni, diagrammi, insomma inventavo un mondo. Ho disegnato centinaia di labirinti e di piante di abbazie, basandomi su altri disegni, e su luoghi che visitavo».

Nel periodo dell’ideazione dell’opera il romanzo storico era stato appena riscoperto in Italia da Italo Alighiero Chiusano, con il suo L’ordalia, al quale molto probabilmente Eco si ispirò. Il nome della rosa è un romanzo difficilmente etichettabile con un genere solo, in quanto presenta numerosi piani di lettura, più o meno accessibili in base alla preparazione culturale del lettore: apparentemente inquadrabile come un giallo o come un romanzo storico, il libro può essere in realtà considerato un insieme di citazioni di altri libri, a conferma dell’idea dell’autore sulla letteratura espressa in una delle postille al suo romanzo: «Si fanno libri solo su altri libri e intorno ad altri libri. […] I libri parlano sempre di altri libri e ogni storia racconta una storia già raccontata. Lo sapeva Omero, lo sapeva Ariosto, per non dire di Rabelais o di Cervantes».

Le interpretazioni e le teorie sui presunti messaggi presenti nel romanzo sono molte – dalla dicotomia Guglielmo-Jorge da Burgos, che riprende i caratteri di una contrapposizione metodo scientifico-dogma religioso alla presunta allegoria delle vicende italiane degli anni Settanta – così come molte sono le recensioni positive avute a livello internazionale, facendo del debutto dell’autore un best-seller tradotto in 47 lingue. L’autore però considera il romanzo un libro sopravvalutato ed inferiore agli altri suoi romanzi: «odio questo libro e spero che anche voi lo odiate. Di romanzi ne ho scritti sei, gli ultimi cinque sono naturalmente i migliori, ma per la legge di Gresham, quello che rimane più famoso è sempre il primo».

Nel 1988 pubblica Il pendolo di Foucault, libro che racconta l’interpretazione paranoica di fatti veri od inventati e riflette in modo satirico sulle sindromi del complotto. Altri suoi romanzi sono L’isola del giorno prima (1994), in cui l’umanità tutta è raccontata nella storia naufrago Roberto de la Grive, alla ricerca di un’isola fuori dallo spazio e dal tempo, Baudolino (2000), che ricalca i temi affrontati nel libro precedente raccontando la storia di questo personaggio medievale che parte alla ricerca del paradiso terrestre, La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), riflessione sull’importanza e sull’incertezza del ricordo (il quale mostra ancora, in modo indiretto, come semiotica e passione per la storia si fondano in modo naturale nelle opere di Eco, essendo questo lavoro quasi sicuramente influenzato da Réfléxion d’un historien sur les fausses nouvelles de la guerre, in Revue de synthèse historique del medievista Marc Bloch), Il cimitero di Praga (2010), la cui storia orbita attorno alle vicende delle comunità ebraiche europee e allo studio dell’essenza del complotto e infine Numero Zero (2015), romanzo che racconta le vicissitudini affrontate da uno scrittore di nome Colonna e la redazione di un giornale, intitolato «Domani», che però è destinato a non essere mai pubblicato (da questo il titolo del romanzo). Tutti i romanzi sono editi dalla Bompiani.

Eco è famoso inoltre per aver collaborato con testate giornalistiche famose come «La Stampa», «La Repubblica», «Il Manifesto», «Corriere della Sera» ed a innumerevoli riviste specializzate, quali Semiotica, Poetics Today,Degrès, Text, Problemi dell’informazione, o ancora riviste italiane incentrate sul dibattito culturale e letterario come Quindici, Alfabeta, e Il cavallo di Troia.

L’ultimo libro di Eco, Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida, esce postumo il 27 febbraio 2016, otto giorni dopo la morte dello scrittore. I suoi funerali si sono svolti il 23 febbraio 2016 nel Castello Sforzesco di Milano, dove si sono radunate migliaia di persone. Eco ha chiesto nel proprio testamento ai suoi familiari di non autorizzare né promuovere nessun seminario o conferenza su di lui per i dieci anni successivi alla sua morte, a evidenziare ancora una volta – l’ultima – l’importanza per il professore piemontese di una “ guerriglia semiologica”.

Matteo Benati, V I (L.C. Virgilio, Roma)